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Calzatura ortopedica su misura

E’ costruita per uno specifico paziente con funzioni:
1. correttive
2. di sostegno
3. di contenimento o rivestimento
4. di compenso a gravi deformità.
E’ costituita da: fondo suola, suoletta e tacco, tomaio, puntale e/o fusto, contrafforti prolungati, alti, bassi oppure forti rigidi o semirigidi, sottopiede, eventuali aggiuntivi e correzioni necessarie.

Viene costruita sulla base dei rilevamenti fatti in sede di misurazione e sulla valutazione funzionale del paziente; le tecniche sono:
Su Forma

Una forma in legno o materiale sintetico viene adattata, personalizzandola. Il plantare può essere modellato sulla forma oppure a parte. Sulla forma si esegue il montaggio del tomaio alle altre parti della calzatura. Dopo la prova di congruità sul piede del paziente e le eventuali modifiche si procede con le operazioni di finitura.
Su Calco

Si rileva un calco e/o impronta del piede. Questo calco viene successivamente stilizzato, personalizzandolo.

PROGETTAZIONE MODELLI:
I modelli vengono scelti con cura a seconda della patologia o deformità specifica. Il modello è progettato dapprima su carta ed in seguito, una volta verificata la congruenza dello stesso sulla forma, viene riprodotto utilizzando vari tipi di pellame.
La progettazione viene realizzata con sofisticati software di Cad a cui è collegato un plotter da taglio. Ogni paziente avrà a disposizione nel nostro archivio elettronico i suoi modelli personalizzati pronti nell’eventualità ad essere ritoccati o migliorati.

Costruzione della calzatura modulare

Le calzature modulari sono realizzate seguendo un procedimento misto industriale-artigianale. Questa metodologia produttiva permette la creazione, veloce ed efficace, di modelli personalizzati adatti le piccole patologie del piede.
Illustriamo ora la realizzazione della calzatura:
1) Rilevamento delle misure e del grafico, comprendente anche il plantare; spesso particolare attenzione viene rivolta alle variazioni del piede ed alle deformazioni: alluce valgo, dita a martello.
2) Prova immediata della calzatura premontata con adattamento manuale del tomaio, scollando eventualmente parte del montaggio.
3) Personalizzazione della forma consistente nell’assemblaggio sulla forma in plastica di supporti dei necessari supporti di modifica.
4) Riadattamento del tomaio della calzatura premontata sulla forma personalizzata, incollaggio della parte adattata del tomaio.
5) Finitura, incollaggio della suola, fresatura, piazzamento e fissaggio del tacco, lucidatura.

La calzatura per il bambino

Nei primi tempi della deambulazione il piede viene usato in maniera assolutamente incompleta, non viene cioè messo in moto il sistema di alternanza fra irrigidimento e rilasciamento della struttura ad elica che, quindi, viene utilizzata sempre “rilasciata”. Ciò ha portato alla definizione di “Piede piatto infantile”.
Attualmente, partendo dal presupposto che si tratti di una situazione temporanea, quest’atteggiamento non viene considerato patologico.
L’esperienza, la maturazione, l’allenamento dell’apparato locomotore e del piede porteranno, a circa tre anni d’età, all’utilizzazione biomeccanica corretta del piede ed anche ad un corretto atteggiamento dello stesso, con una giusta alternanza del rilasciamento e dell’irrigidimento della struttura.
Soltanto se intorno all’età di tre anni si notano anomalie d’assetto o di marcia, possiamo pensare ad un ritardo di maturazione del sistema, dipendente da una o più delle seguenti cause:
– obesità (è chiaro che il sovraccarico rende difficoltoso l’irrigidimento della struttura del piede);
– lassità legamentosa (la quale consente un eccessivo gioco alle articolazioni tarsali e quindi può facilitare il rilasciamento);
– immaturità neuro-muscolare (che chiaramente determina un sicuro rilasciamento con caduta in valgo del retropiede).
Il bambino quindi non deve ingrassare ma svolgere, invece, un’attività ludico motoria che consenta al piede di attivare un allenamento e delle esperienze che saranno utilissime alla sua maturazione.
Mentre in passato, pensando al piede piatto, e ad una struttura a volta, tali atteggiamenti venivano trattati con calzature molto rigide e plantari “correttivi”, oggi, avvalendoci delle nuove e dimostrate teorie, ci orientiamo più che su delle correzioni, su delle stimolazioni attive, tali da indurre al piede un giusto atteggiamento.
Ecco quindi la necessità di plantari ad elica (con retropiede varizzante ed avampiede pronante), di calzature con gusci calcaneari bassi, di suole molto elastiche (ma soltanto in corrispondenza delle articolazioni metatarso-falangee).
La calzatura ideale per il bambino deve:
– serrare bene il piede sul collo con stringhe od altro, per ottenere una buona solidarizzazione retropiede-scarpa;
– realizzare un solido rapporto con il retropiede tramite un guscio calcaneare (il retropiede non deve traslare medialmente o lateralmente);
– lasciare libertà alle dita;
– lasciare libertà articolare alla tibio-tarsica;
– non opporre resistenza alla libera articolazione delle metatarso-falangee.
Sono decisamente sbagliate le calzature costruite senza guscio calcaneare e senza supporto nel fiosso (parte della scarpa che va dal tacco alla pianta).
Le calzature per il bambino debbono essere sempre idonee al contenimento di un plantare. Per il bambino non è assolutamente necessario costruire una “scarpa su misura”, ma adottare scarpe di costruzione industriale, progettate e costruite appositamente per lo scopo, oggi a prezzi contenuti e d’aspetto sicuramente piacevole. Queste calzature possono essere realizzate nei più svariati materiali, siano essi naturali, come il cuoio o la pelle, siano essi sintetici come vari tipi di similpelle traspiranti o lavabili, o come tanti tipi di suole “microporose”.

La calzatura per l’adulto

I piedi, così morfologicamente dissimili gli uni dagli altri, si diversificano ancora di più per le deformazioni subite dall’uso di calzature poco adatte.
Sappiamo che le calzature da donna presenti sul mercato non hanno le giuste caratteristiche fisiologiche. Al di là dell’altezza del tacco e dell’ampiezza della punta, quasi tutte le scarpe da donna sono scollate, hanno quindi le zone di controdiscesa applicate sulle dita del piede, anziché, come giusto, nella zona tarso-metatarsale.
Queste calzature, quindi, anziché essere strumenti del cammino sono solo dei capi d’abbigliamento (strumenti deformanti del piede). Nella donna, i disturbi metatarsali, si accompagnano a deformità più o meno importanti dell’avampiede, che vengono abitualmente trattate con uno dei tanti tipi di plantari, i quali risolverebbero sicuramente il problema, se esistesse un “contenitore” (scarpa) adatto per l’insieme: piede (deforme) + plantare. Invece, un considerevole numero di plantari finisce, inutilizzato, in un casetto, perché la donna è alla ricerca di una scarpa che non esiste, poiché il mercato non è in condizione di offrire il prodotto giusto.
Oggi finalmente il Tecnico Ortopedico è in grado di mettere a disposizione dell’utente un prodotto che si avvicina moltissimo alle specifiche esigenze morfologiche, funzionali ed estetiche, un prodotto che può coniugarsi perfettamente con i più svariati tipi di plantare. Seguendo questi principi, in base alle varie patologie, come “contenitore” del piede-plantare, possono essere utilizzate le seguenti calzature:
– calzature predisposte;
– calzature su misura.

La realizzazione delle Fibre Lente

La tomaia a fibre lente crea di per sé un volume. La tomaia mantiene la sua elasticità in corrispondenza della zona avampodalica.




La tomaia standard è un piano e durante il montaggio viene trazionata andando a vanificare le caratteristiche elastiche della pelle nella zona avampodalica.






La tomaia viene montata a mano.